«La donna “esiliata” non faceva parte di centro protetto»

«La donna “esiliata” non faceva parte di centro protetto»

IN RELAZIONE alla vicenda della donna ospite di una casa famiglia della Valdinievole, che ha denunciato ai carabinieri una situazione complessa di recupero l’associazione 365gwrnialfemminile titolare del CentroAntiViolenza “Liberetutte” vuole precisare che si dissocia da quanto emerso nell’articolo dove è stato fatto un impreciso accenno alla casa famiglia come centro antiviolenza.

«Infatti, nel caso specifico riportato nella cronaca – si legge nella nota dell’associazione – si tratta di una struttura a bassa soglia, che può ospitare varie tipologie di disagio, ma niente a che vedere con il percorso di una donna vittima di maltrattamenti intrafamiliari, per la quale è previsto un intervento specifico a carico di un centro antiviolenza. Si parla che la donna era sotto protezione, ma la protezione può essere data solo dall’inserimento in una Casa Rifugio ad indirizzo segreto, gestita da un centro antiviolenza.

La metodologia dei Centri antiviolenza si esplica soprattutto nell’avere uno staff di figure professionali, tutte al femminile, perchè i centri Anti Violenza sono luoghi di donne per le donne. E’ quindi assolutamente incomprensibile come, nel caso riportato in cronaca, la donna potesse trovarsi in una struttura “per donne maltrattate” in cui ci fosse la presenza di uomini, siano essi operatori siano altri utenti. Nel nostro territorio provinciale esiste un unico Centro Anti Violenza, in rete con le Istituzioni locali e con modalità condivise di intervento».

 


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