Così ho vinto dolore e silenzio dopo un abuso sessuale

Così ho vinto dolore e silenzio dopo un abuso sessuale

 

«LIBERE TUTTE» «Per fortuna esiste chi si prende cura di chi ha subito violenza e soffre per anni»

SUBIRE a 17 anni un abuso sessuale e avere la forza di uscire dal silenzio soltanto 32 anni dopo, quando ormai non c’è più legge che possa sostenerla, non c’è più denuncia da presentare, non c’è più condanna che possa essere inflitta. E’ rimasta soltanto la possibilità di testimoniare quel dolore che non molla mai la presa, il senso di colpa riflesso che condiziona l’esistenza intera. Ma c’è la possibilità di dire a chi ha subito, come lei, una violenza sessuale, che si può uscire da questo tunnel grazie a se stessi, ma anche grazie a chi sta mettendo da anni la propria vita a disposizione di chi, questa vita, se l’è vista negata, perchè abusare sessualmente di una persona significa negarle il diritto di esistere. E parliamo, in questo caso, del centro antiviolenza Liberetutte di cui ricordiamo il recapito telefonico 340-6850751 e il sito www.liberetutte.org.

La lettera che pubblichiamo di seguito è arrivata firmata. Lucida, limpida e diretta. L’ha scritta una donna pistoiese per tante altre donne.

«OGGI è uno strano giorno, in un certo senso decisivo per me. Uno di quelli, rari, in cui sei contento di te stesso. Delle decisioni prese, delle scelte fatte. L’orizzonte sembra limpido oltre le macerie e la matassa dei ricordi, piano, lentamente, si dipana. Cadono le barriere, si sgretolano i muri, si intravede persino un bagliore là, lontano per la verità, molto lontano. Ma c’è. Non sono l’unica credo, che inizia una terapia psicoanalitica dopo averla rimandata per decenni, dopo aver vagabondato per anni da un affetto all’altro. Non sono l’unica certo che ha subito un abuso sessuale a diciassette anni e se l’è tenuto per sè. E qualsiasi forma di abuso è una violenza. Lui era un prete della diocesi di Pistoia. Non sono l’unica che vive in una città che non ama. Non sono l’unica che si scopre persona portatrice d’esperienze a quarantanove anni. Oggi è un giorno buono per me perchè ho deciso di scrivere, di parlare pubblicamente. Di parlare soprattutto a coloro che ancora tacciono, per paura di non essere creduti, capiti, compresi. Ho voglia di dire loro che sì, è faticoso arrivare fin qui da soli, facendo più o meno finta di niente. E’ più facile nascondere, accantonare…ma quante maree emotive ci assalgono all’improvviso! Quanto silenzio nelle nostre stanze. Quante cose in fondo ai nostri cassetti. In certi giorni solari, chi è solo sente solo nebbia fitta. Densa. Essere vuoti e cercare il pieno. Nebbia che tutto ovatta, che protegge. Chi è stato solo capisce. Per fortuna, sul nostro territorio, esistono centri dove ci si prende cura di chi, in diverse età, ha subito abusi e si porta dietro un dolore no rivolta a Liberetutte a Montecatini, dopodiché ho intra-

preso un percorso mio. Auguro a tutti l’insopportabile tristezza che, sola, fa muovere un passo e l’umiltà di essere i primi a farlo. Una volta Umberto Galimberti scrisse “crescere significa dire addio”. Sì, è proprio così. Leggo in questi giorni la proposta di castrazione chimica per i pedofili. Temo che non serva a niente. Bisogna castrare il silenzio. Temo che esistano più abusi di quanti se ne ne conoscano sui giornali. Occorre sensibilità, vigilanza, attenzione costante nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle scuole. Il nemico è il silenzio».

lettera firmata

 


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