“Casa Donna” per rinascere

“Casa Donna” per rinascere

 
PROSTITUZIONE: Bilancio positivo per il centro di accoglienza gestito dal Pronto soccorso
«Casa donna» per rinascere
MONTECATINI — Marcia a pieno ritmo Casa Donna, la struttura operante da cinque mesi che ospita le ragazze uscite dal racket della prostituzione. «Attualmente – spiega Giovanna Sottosanti, scelta dal Pronto soccorso come responsabile della casa, con una lunga esperienza di associazioni no-profìt e cooperative sociali – accogliamo sette giovani donne, africane e dell’est Europa. Una di queste è diventata mamma due mesi fa e presto si trasferirà in un centro apposito. Le storie di queste ragazze, che noi ospitiamo in prima accoglienza, appena uscite dalla strada, sono tutte terribili. Una in particolare mi ha scioccato: quella di una ragazza nigeriana che come tante altre per inseguire il miraggio di un lavoro e una vita migliore in Occidente, è arrivata fino in Italia a piedi e con mezzi di fortuna. Otto mesi, lunghissimi, di odissea con rischi di ogni tipo. Anche altre africane sono convinte dai loro aguzzini a compiere questo viaggio allucinante e molte muoiono per malattie o aggressioni. E tutto questo dovendo pagare ai propri padroni fino 60/70 milioni di riscatto». Il percorso che queste donne devono affrontare quando decidono di sfuggire al racket è duro. «Fino ad oggi – sottolinea – nessuna di loro ha espresso il desiderio di tornare nel proprio paese di origine». Continua il miraggio dell’Occidente, nonostante tutto? «Piuttosto sentono la grande responsabilità – spiega Sottosanti – di riuscire ad aiutare economicamente i familiari che sono a casa, spesso an che figli piccoli. Vogliono riuscire a trovare un lavoro onesto. Ma quello a cui punta la nostra equipe, che ha il pieno sostegno e la collaboraz ione degli operatori del consultorio (psicologico e ginecologico) della Asl, è offrire alle donne un nuovo progetto di vita. Prima di tutto, dopo aver trovato la forza e la convinzione per denunciare i propri sfruttatori, devono riuscire a pensare a se stesse. In questi cinque mesi con molto impegno da parte di tutti (oltre alla responsabile coprono 24 ore su 24, com’è previsto dalla legge per la prima accoglienza, anche tre operatori) siamo riusciti a creare un buon clima all’interno della casa. Non nascondo che i problemi sono tanti: queste ragazze arrivano solo con gli abiti che hanno addosso. Hanno bisogno di tutto e sono spaesate perché arrivano anche da altre città, dove operano altre strutture con le quali siamo in rete. E’ una garanzia per la protezione delle donne: questo consente un minimo di libertà, visto che nessuno le conosce. La nostra casa ha delle regole e devono essere rispettane se si vuol continuare il percorso di recupero: non per questo possiamo tenerle segregate in tutto il giorno». Superato questo primo momento, comincia il lavoro per formulare un progetto individuale e indirizzare le ragazze in base alle loro caratteristiche. Ogni settimana si fa il punto: difficile è far capire alle ragazze che l’ottenimento del permesso di soggiorno non è immediato. Oggi quattro ragazze frequentano un corso di italiano. Un primo passo verso la ricostruzione della loro vita e il reinserimento.
«Fondamentale riattivare presto le unità di strada»

MONTECATINI — Otto mesi di odissea dalla Nigeria all’ Italia per finire a battere sulla strada. E poi, dopo tre mesi, l’incontro con un operatore di strada, anello fondamentale per sapere che alla prostituzione si può dire no. «L’opera delle unità di strada – dice Giovanna Soltosanti – si è rivelata fondamentale in tante realtà. Spero che anche a Montecatini, dove proprio con gli operatori di strada voluti dalla AsI partirono i primi interventi di contatto con queste ragazze e sensibilizzarono l’opinione pubblica sul problema, si decida di riprendere questa attività. Grazie a questa iniziativa e al numero verde istituito dal ministero delle pari opportunità (il Pronto soccorso, come unica associazione accreditata presso il ministero in zona, e il referente per la nostra provincia) si è potuti arrivare alla realtà di oggi con associazioni laiche e cattoliche ed enti pubblici che lavorano insieme. In Valdinievole – sottolinea Sottosanti – questo lavoro ha pagalo: il cerchio dall’accoglienza al reinserimento pieno con la nostra casa (ristrutturata grazie all’intervento di Pronto soccorso, Misericordia, Fondazione della Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune) e quella dell’associazione Zoe di don Claudio Danza di Ponte Buggianese si chiude».

 

di Cristina Privitera

 


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