A rischio di chiusura per mancanza di finanziamenti il Centro Liberetutte

A rischio di chiusura per mancanza di finanziamenti il Centro Liberetutte

 

 

L’allarme alla conferenza Libere tutte: senza finanziamenti cesserà l’attività a maggio

PISTOIA. Le signore del Soroptimist International club di Pistoia-Montecatini Terme, hanno organizzato venerdì scorso al Palazzo dei Vescovi la conferenza “Libere tutte”, un appuntamento tra signore – uomini, nella sala quasi piena, meno di cinque – con lo scopo di sensibilizzare sul velato mondo della violenza intrafamiliare.

A spiegare gli aspetti del fenomeno, un gruppo di donne impegnate sul fronte violenza a livelli diversi: il sindaco di Quarrata, Sabrina Sergio Gori, la responsabile del Centro antiviolenza, Giovanna Sottosanti, Chiara Innocenti per la commissione pari opportunità della Provincia ed Emanuela Turdo, assistente di pedagogia sociale dell’Università di Firenze.

La violenza tra le mura domestiche è una condotta di sopraffazione che ha cadenza sistematica e programmata; è un atto volontario, connesso nel 70% allo stupro, ed è difficilmente estirpabile se l’ambiente circostante non lo delegittima. Nel mondo, la violenza sulle donne è causa di morte più del cancro e degli incidenti stradali.

Nella nostra provincia è di recente nato il Centro antiviolenza, sorto dalla confluenza di attività di volontariato aunonome in un unico gruppo, incentivato dal Cesvot (1 erogatore di servizi del volontariato toscano) e da cinque partner istituzionali.

La responsabile del Centro è anche una delle fondatrici della Casa della donna, la struttura che da quattro anni opera in tutti gli ambiti del disagio femminile a Montecatini; l’incontro di Soroptimist ha rappresentato l’occasione per descriverne l’attività e fare un primo bilancio del lavoro svolto.

«Durante i primi sei mesi – ha raccontato Giovanna Sottosanti – ci siamo occupati di cinque casi di violenza, di altrettanti bambini e fornito quattro consulenze legali. Abbiamo attivato il servizio centralino per i contatti anonimi anche in Valdinievole e aperto una casa rifugio, un appartamento che può contenere due nuclei familiari dove le donne che subiscono violenze si possono nascondere con i figli.

Negli scorsi mesi, abbiamo anche formato venticinque volontari con un corso di trentadue ore su culture di genere e ascolto di gruppo; abbiamo poi preso un accordo con il Centro per l’impiego per aiutare le donne assistite a trovare un lavoro».

Il progetto del Centro antiviolenza è iniziato nel giugno 2004 e, se non verrà rifinanziato, finirà nel maggio 2005. La violenza domestica è un fenomeno che rimane nell’ombra, diffuso in tutte le classi sociali, dal quale è difficile fuggire perchè, molto spesso, fattori affettivi e a volte economici fanno tener chiusa la bocca delle vittime.

 

di Luca Provvedi

 


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