Che fare se una persona mi parla della sua situazione di violenza? 

QUANDO CHIEDONO AIUTO

Ci sono diverse ragioni per cui una persona può scegliere di non condividere la propria esperienza; per questo, quando qualcuno decide di farlo, si tratta di una fase significativa e delicata.

A volte, chi vive queste situazioni non ne parla in modo esplicito perché pensa di meritarsi ciò che sta subendo o perché teme di non poter ricevere aiuto. Spesso la paura di non essere credute si accompagna ad un senso di isolamento o di colpa, che può paralizzare. Anche la vergogna può derivare da giudizi esterni o autoimposti, rendendo difficile confidarsi perfino con persone care.

Questo percorso porta con sé un carico emotivo di cui spesso non si è consapevoli. Per questo, quando qualcuno ne parla con noi, è utile ricordare alcuni semplici consigli.

Che fare se una persona mi parla della sua situazione di violenza? 

Quando una persona ci racconta la sua storia, ciò che possiamo fare è offrirle, in quel momento, la nostra presenza. A nessuno viene chiesto di offrire soluzioni, se non per competenza e ruolo. Spesso l’ascolto attento è ciò di cui l’altro ha bisogno.

“Non conosco la dinamica della violenza”

“Non ho competenze per riconoscerla e affrontarla”

“Non mi sento in grado di aiutarla”

“Ho anche io, come tutti, pregiudizi e stereotipi (sarà vero? Chissà lei cosa ha fatto, magari esagera)”

“Ho difficoltà a gestire l’impatto emotivo che ha su di me”

“Ho paura / non voglio essere coinvolto in questa situazione”

“Ho paura di subire conseguenze o ritorsioni da parte del maltrattante” 

Provare tutto questo è lecito: solo chi è debitamente formato ha gli strumenti necessari per gestire argomenti così delicati, ma conoscere alcune pillole ci permette di gestire, al meglio delle nostre possibilità, un dialogo simile.

QUINDI COSA POSSO FARE?

Nel momento in cui ci vengono confidate parti di vita altrui, chi si racconta si sta fidando di noi: può essere un grido di aiuto, può voler dire che stia cercando un confronto o, semplicemente, che voglia liberarsi, anche solo per pochi attimi, di un peso che porta dentro di sé.

Seguire poche e semplici accortezze può aiutare, noi e l’altra persona, ad affrontare la conversazione.

Ascolto empatico: non forzarla a raccontare la sua storia, non giudicare i suoi sentimenti e le sue azioni, prova a sospendere pregiudizi ed evita di trarre conclusioni affrettate, mostrati attento/a e presente. È importante farla sentire al sicuro e accolta. Ricordiamoci sempre che ognuno ha il proprio vissuto e che non spetta a noi opinare sulla vita altrui. 

Dille che non è sola: spesso chi vive una situazione di violenza sente di non potersi confidare, pensa che nessuno le crederà, magari è stata minacciata di subire conseguenze se ne avesse parlato con qualcuno 

Evita di chiedere cosa ha fatto per ritrovarsi in quella situazione e se pensa di aver provocato la reazione del maltrattante. Nessuno merita di subire violenza.

Non chiedere perché non ha denunciato o perché non è andata via prima: il ciclo della violenza è subdolo, subentrano meccanismi psicologici di cui, talvolta, anche la persona stessa non è consapevole. Non cadiamo nella vittimizzazione secondaria

Non prendere decisioni al posto suo: può essere difficile perché dall’esterno ci sembra chiaro e quasi scontato cosa sia giusto fare, ma non sappiamo cosa stia vivendo dentro di sé l’altra persona.  Spetta solo a lei scegliere per la sua vita. Diamole il tempo e l’opportunità di decidere secondo le sue volontà. 

Metterla al corrente degli strumenti in suo possesso: 1522 numero nazionale o se ne sei a conoscenza il numero del CAV del suo territorio, 112 e/o pronto soccorso se si trova in una situazione di emergenza e/o pericolo imminente. 

È normale provare rabbia, frustrazione, impotenza, paura e biasimo, ma non abbiamo il potere di sistemare la vita degli altri, per quanto vorremmo farlo e non è nostro compito; possiamo solo provare ad essere dei buoni ascoltatori e offrire il nostro supporto. Sembra poco ma in realtà si sta già facendo tanto.

Articoli collegati

Blog
redazione365

Cos’è lo stalking e come riconoscerlo

Lo stalking, anche detto “sindrome del molestatore assillante”, è un insieme di condotte vessatorie indesiderate, ripetute e protratte nel tempo, nei confronti di un’altra persona, inducendo in essa uno stato duraturo

Read More »

Contatti 365giornialfemminile

365 giorni insieme contro la violenza.