Stupri choc e violenze di gruppo

Stupri choc e violenze di gruppo

 

Sconcerto in Valdinievole per il fermo dei cinque universitari di buona famiglia (cinque di Pescia, uno di Montecatini) accusati di aver violentato una ragazza dopo averla fatta ubriacare

Fermati sette giovani-bene, stuprata dopo la festa

Sono universitari incensurati (5 di Pescia, uno di Montecatini). La vittima attirata con la promessa di un regalo

L’HA INTRAPPOLATA per primo Lorenzo, il compagno appassionato come lei di teatro e di cinematografia «splatter», horror con effetti speciali, lui regista lei attrice. Con lui, Lorenzo Lepori, c’era una simpatia cementata soprattutto dagli studi e dalle passioni comuni, sfociata in una frequentazione abbastanza ricorrente. Anna (il nome di fantasia scelto per la protagonista della vicenda), fiorentina, si fidava di quel ragazzo della Valdinievole, che le aveva telefonato per fissare un appuntamento, la sera tra venerdì 25 e sabato 26 luglio, alla kermesse ‘Firenze in Fortezza’, una rassegna di eventi culturali e musicali, concerti teatro, letteratura, in programma alla Fortezza da Basso, iniziata iI 1 luglio fino a domenica prossima.

CON LORO DUE, per bere, chiaccherare, parlare di progetti prossimi venturi, magari un altro film, un altro loro amico. «Vieni, passa a salutarci, oltre a noi ci saranno altri amici, abbiamo deciso di darti un regalo per il film girato insieme». Lei ha detto di sì, d’accordo, ha pensato a un pò di euro come corrispettivo per il cortometraggio. L’incontro tra le 22,30 e le 23, presente il secondo amico, origini francesi, che vive nell’Empolese.

GLI SCONOSCIUTI? Va bene, che sarà mai, in quel contesto di festa. E poi sono ragazzi, più o meno coetanei, studenti universitari a Firenze come lei, che frequenta Lettere, indirizzo Storia dell’Arte. Con loro altre tre ragazze. Il caldo di una bella serata, tranquilla, la musica, il clima di festa e di vacanze imminenti, il piacere di bere qualcosa e di stare insieme: poteva Anna immaginare che cosa sarebbe accaduto? Poteva intuire il pericolo portato prima di tutto dai due ragazzi che conosce bene.

LA SERATA è andata avanti a forza di cocktail a base superalcolica, gin e wodka: «Me ne hanno fatti bere tanti, non so quanti» dirà poi lei alla polizia. L’hanno fatta bere tanto, lei si è accorta che le si piegavano le gambe. Poi, quasi d’improvviso, e rimasta da sola. Proprio com’è accaduto a Federica Squarise, la 21 enne padovana rimasta senza l’amica, circuita e poi soffocata da uno spasimante di Lloret de Mar.

MALEDETTO, per Anna, quel momento in cui 11 persone, sette ragazzi, lei e le altre tre ragazze, si sono divise all’uscita di ‘Firenze in Fortezza’. Era già molto tardi,oltre due del mattino, quando tre ragazze hanno deciso di salutare la compagnia, «magari ci rivediamo un’altra volta, presto», e se ne sono andate a casa. Lei, Anna, era ormai ‘cotta’ da tutta la roba che le avevano fatto trangugiare fino a poco prima. E loro, i sette, i due amici più i cinque sconosciuti, c’erano ancora tutti. Lei no, era sola. Lì dev’essere scattata la trappola. Anna si e resa conto di aver bevuto un po’ troppo, ma c’erano loro, gli amici.

«VIENI, ci pensiamo noi, ti pordamo a casa noi», le hanno detto. In auto almeno alcuni dei sette, più lei a bordo, si sono diretti verso via Caduti dei Lager, la parte della Fortezza che guarda alla Ferrovia: buia, fuori portata, anche perché di notte quella zona e l’altra, il giardino con la fontana, pullulano di spacciatori e disperati, in ogni caso malintenzionati. E loro? Loro forse pensavano di girare un film dell’horror. Lontani da qualsivoglia occhio di troppo, le hanno sfilato la gonna, l’hanno stesa sul sedile posteriore. Lei non era in grado di opporsi. Uno,

due, tre.

POSSIBILE che nessuno di loro, alcol o non alcol bevuto, non abbia pensato di tirarsi indietro, di convincere gli amici che quello che stavano facendo era grave? Che non era un film con lei che ci stava? Che anche per loro, bravi ragazzi di famiglie per bene, tutti incensurati, ci sarebbero state gravi conseguenze?

POI E’ FINITA. L’hanno lasciata lì e se ne sono andati a casa. Pronti, alcuni, a partire per il week end. Lei si è rialzata alla meno peggio, barcollante. Erano già le 4,30. Come in trance è andata all’ospedale di Careggia al Centro antiviolcnza. Da sola. I primi esami. I medici hanno così avvertito la polizia. E lei ha denunciato la sua notte da film dell’orrore.

 

di Giovanni Spano

 

Lepori, un personaggio inquietante nelle vesti di regista di film splatter

In alcuni siti (ieri chiusi) appare come un appassionato di lame affilate

PERSONAGGIO inquietante, Lorenzo Lepori. Regista di film splatter, con cortometraggi inviati anche a qualche concorso horror a livello nazionale. Lepori è anche un protagonista della

rete. Su Internet, infatti, il suo nome porta a collegamenti con il sito www.mydarkcorner.org, sorta di specchio on line di una micro-casa di produzione attraverso la quale Lepori esercitava

le sue capacità di regista splatter e anche, talvolta, di attore. Sul sito viene identificato come regista di alcune «opere» del calibro di «Il Vangelo secondo Taddeo» oppure come coprotagonista del cortometraggio «Resurrezione di cuori» dove il suo personaggio, che si chiama appunto Lorenzo viene descritto così: «L’unico figlio di Pio. Officiante dei riti, ha percorso col padre i sentieri più oscuri. Sessualità deviata. Passione per le lame affilate. Incontrollabile». Inquietante. Anche perché le foto di scena sono un cocktail di succo di pomodoro spacciato per sangue abbastanza schifoso.

Alle 18.52 di ieri, peraltro, il sito mydarkcorner.org viene letteralmente cancellato dalla rete: l’accesso è «forbidden», vietato. Nello stesso istante, dal noto sito di condivisione di video youtube, sparisce la pagina del trailer di un film di Lepori. «Closed». Chiusa. Da chi non è dato sapere. Ma poiché le notizie oggi vanno alla velocità della luce, in quella pagina alcuni utenti della rete avevano già lasciato commenti al vetriolo sul suo presunto ruolo nello stupro della ragazza alla Fortezza.

 

di Gigi Paoli

 

L’ESPERTA A COLLOQUIO CON TERESA BRUNO DELL’ASSOCIAZIONE «ARTEMISIA». COME SI PUÒ’ RECUPERARE LA VITTIMA

«Il supporto psicologico è necessario per ritrovare fiducia»

TERESA Bruno, psicologa e psicoterapeuta, vive da molti anni a Firenze. Possiede una formazione specifica sul fenomeno delle violenze sessuali alle donne, ed è per conto dell’associazione «Artemisia», la responsabile dell’unità di lavoro che fronteggia le gravissime conseguenze di questo dramma.

«Però io non posso parlare della vicenda in questione. Confermo soltanto che siamo stati contattati per avviare una terapia tesa al recupero della ragazza. In linea generale a contattarci sono tanto le persone che hanno subito il trauma, o i loro familiari, come pure le forze dell’ordine e gli ospedali. Un dato mi preme sottolineare innanzittutto ed è quello relativo alle tante straniere che subiscono violenza sessuale».

In che cosa consiste il vostro lavoro?

«Innanzitutto forniamo un supporto anche per quanto riguarda le visite mediche, anche accompagnando la donna in ospedale, se non c’è già stata, o ha bisogno di tornarci. Poi attraverso l’intervento di psicologhe e psicoterapeute, comincia la rielaborazione del trauma, del vissuto con sedute individuali. Qualora alla donna interessi, può partecipare anche alle successive sedute di gruppo».

Su quali fattori intervenite?

«Lavoriamo sulla espressione dei sentimenti e sulla comunicazione. Mi spiego meglio: la persona che ha subito un trauma del genere, ha un blocco delle emozioni e una grande difficoltà a tornare alla normalità delle relazioni umane. La donna violentata cade in un profondo senso di sfiducia, vive una sensazione di tradimento. Quello che ha subito è un attacco feroce, alla sua integrità fìsica, ma va a incidere anche sulla sfera morale».

Come valutate i progressi e il ritorno alla normalità?

«Seguendo passo passo le risposte positive, i miglioramenti registrati dalle donne rispetto alla inevitabili reazioni fobiche che sono provocate da questi stress traumatici. Dividiamo queste reazioni fobiche in alcune aree: disturbi del sonno, incubi notturni, stati di ansia, paura, angoscia, sensazione di perdita del proprio valore, ricordo dei fatti che torna senza che la donna ci pensi. Si può recuperare. Si recupera. Altrettanto però bisogna dire con chiarezza che una violenza sessuale rappresenta, costituisce un danno permanente. Non si dimentica».

Che cosa può essere di ostacolo al vostro lavoro, all’efficacia del vostro intervento?

«La vergogna e il timore di impazzire che possono provare, ed e frequente, le donne violentate. Fanno una grande fatica a chiedere aiuto. Quando l’episodio è richiamato alla mente, è come se loro fossero ancora lì, come se lo stessero vivendo, Per questo la percentuale del sommerso è ancora elevata, pur nel contesto di un miglioramento. Invece è basilare, di fondamentale importanza che facciano uno sforzo e ne parlino. Anche se non se la sentono. E’ determinante».

 

di Giovanni Spano

 

Violenza su ragazzina, chiesto processo per 8

A settembre la decisione del giudice Bellucci

CE’ UN’ALTRA storia di violenza di gruppo che riguarda la Valdinievole. E’ una vicenda che si snoda fra la piana lucchese, Chiesina Uzzanese e Pescia. Il caso riguarda dieci giovani, che all’epoca dei fatti erano minorenni, che secondo l’accusa costrinsero una ragazza, anche lei minorenne, ad avere rapporti sessuali.

All’inizio gli indagati furono in totale 35 ragazzi. Tutti avevano avuti rapporti sessuali con la ragazzina. Ma da quello che è venuto fuori dall’inchiesta in questi casi non ci sarebbe stata nessuna violenza.

Infatti il Tribunale dei minorenni ha prosciolto quattordici ragazzi, otto sono stati prosciolti al Tribunale di Lucca e tre a Pistoia. Adesso appunto resta la posizione di dieci giovani, residenti fra Chiesina Uzzanese e Altopascio. A giugno si è tenuta la prima udienza davanti al Gup del Tribunale dei minorenni di Firenze Bianca Bellucci. Il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio per otto ragazzi e il proscioglimento per altri due. Nel corso dell’udienza è stata sentita anche la ragazzina.

Le udienze riprenderano il 16 settembre prossimo. Toccherà agli avvocati difensori dei giovani pronunciare le loro arringhe. Poi il giudice per le udienze preliminari prenderà la sua decisione, a preliminare.

I FATTI di cui si occupano il Tribunale vanno da un periodo compreso dal giugno del 2003 all’aprile del 2004, quando tutti erano minorenni. Tutto nacque quando durante dei controlli di routine dei carabinieri nel periodo di Pasqua del 2004 una pattuglia dei militari vide un’auto appartata nei pressi del celebre «Quercione» di San Martino in Colle nel comune di Montecarlo.

I militari si awicinaro e trovarono all’interno dell’abitacolo la ragazza seminuda con cinque coetanei. Da lì partirono le indagini che, come detto, si allargarono fino a coinvolgere 35 giovani.

Dall’inchiesta è venuto fuori che era stato girato anche un video (a luci rosse) con la ragazzina su una riva del fiume Pescia. Successivamente alcuni giovani avrebbero ricattato la ragazzina, dicendogli in pratica: «O fai sesso con noi o facciamo vedere il filmino ai tuoi genitori». Gli incontri si sarebbero svolti tra pescia, Chiesina Uzzanese e Montecarlo.

Ma come è emerso fino ad ora non sempre la ragazzina sarebbe stata costretta ai rapporti sessuali. Tanto che 25 ragazzi sono stati prosciolti dall’accusa di violenza sessuale.

Adesso il giudice dovrà pronunciarsi sugli ultimi dieci indagati.

 


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