Ragazza denuncia violenza di gruppo: fermati in sette

Ragazza denuncia violenza di gruppo: fermati in sette

 

STUPRO NEL PARCO

UN FILM DELL’ORRORE

Anche un regista tra i giovani sotto accusa

La difesa: «Solo uno stupido gioco erotico»

Stuprata dal branco

Fermati sei giovani bene e un regista «splatter»

Firenze, vittima un ‘universitaria di 22 anni

DALLA passione per il cinema alla tremenda realtà, dai film «splatter», horror con scene forti ed effetti speciali, a uno stupro di gruppo sul sedile posteriore di un’auto, da parte di sette ragazzi tra i 20 e i 25 anni – tra cui un attore-regista dì questo genere spinto – ai danni di una studentessa universitaria fiorentina ventiduenne, sua amica e attrice occasionale dei suoi film. L’accaduto nella notte tra il 25 e il 26 luglio a Firenze, zona Fortezza da Basso. La ragazza, ancora sotto choc, ha sporto denuncia alla Mobile che, dopo aver indagato sotto traccia per 5 giorni ha dovuto effettuare, la notte scorsa, a notizia della violenza trapelata, sei «fermi di inizativa», più uno su mandato del sostituto procuratore Pietro Suchan: in manette il regista-attore, 5 studenti universitari e un ragazzo che lavora nell’azienda tessile del padre. Tutti incensurati.

Un’accelerata alle indagini che ha avuto non poche ripercussioni con la procura di Pistoia (dove vivono, tra Pescia e dintorni, quasi tutti i ragazzi accusati dalla giovane) che ieri mattina ha premuto con la questura perché non fosse tenuta la conferenza stampa già convocata dal questore Francesco Tagliente e dal vicedirigente della Mobile, Fabio Pocek, che insieme al commissario capo Alfonso Di Martino conduce le indagini.

IL SETTIMO risiede nell’Empolese, anche lui come gli altri con le famiglie, rimaste sgomente quando, di sera e in piena notte, la polizia ha bussato a casa. La convalida di un fermo è già stata effettuata, forse già oggi le altre, a Firenze e a Pistoia, dove si occupa degli accertamenti il sostituto procuratore Omelia Galeotti. Se i giudici riterranno probanti le dichiarazioni della ragazza e i primi riscontri della squadra Mobile – nella cartella clinica della ragazza di 22 anni si parla di segni di morsi al seno e sulle parti intime – i provvedimenti potrebbero essere tramutati in custodia cautelare.

Oltre ai primi esami medici, e il tampone vaginale, potrebbero essere disposti accertamenti tossicologici per sapere se la ragazza è stata drogata. Solo uno dei sette accusati di stupro è stato fermato a Firenze, vicino al luogo della violenza, nell’arca della Fortezza dove è in corso una kermesse culturalmusicale: concerti, proiezioni, teatro, letteratura. E dove è iniziato il fattaccio. Tra i ragazzi sottoposti a fermo, Lorenzo Lepori, studente universitario, appassionato di cinema, appunto del genere «splatter», all’occasione regista e attore.

LA RAGAZZA vittima del presunto stupro di gruppo, avrebbe girato per lui almeno un cortometraggio. Proprio la possibibtà di riscuotere un pò di soldi per la sua partecipazione al film, avrebbe costituito la trappola in cui è cascata, secondo quanto lei stessa ha raccontato. «Vieni, passa a salutarci a ‘Firenze in Fortezza’ ci saranno anche altri amici. Ti dobbiamo dare un regalo».

LA TELEFONATA sarebbe partita proprio da Lorenzo, da tempo suo amico; come un altro dei ragazzi. Sconosciuti invece, così lei avrebbe raccontato, gli altri giovani incontrati alla festa: oltre a cinque ragazzi, tre ragazze. L’appuntamento era fissato verso le 22,30-23. La serata procede bene, ma i cocktail a base di superalcolici passano di mano in mano. Lei beve: «Me ne hanno fatti bere tanti, non so dire quanti», dirà alla polizia. Circostanza rilanciata dall’avvocato della ragazza. Lisa Panini. La vittima quasi non sta in piedi quando la serata, verso l’una e trenta, sembra volgere al termine.

IL GRUPPO si avvia all’uscita della rassegna, tre ragazze salutano la compagnia e vanno a casa. Lei rimane sola coi sette. Forse le offrono un passaggio perché lei non sta in piedi. Salgono nelle auto, vanno in direzione di una strada vicino alla ferrovia, buia, isolata. Fermano le macchine. «Ero nel sedile dietro, mi hanno distesa, alzata la gonna e violentata, a turno». Alle 4.30 è tutto finito. La lasciano lì e da sola, sembra, la ragazza va all’ospedale di Careggi, da dove viene chiamata subito la polizia.

 

LA PSICHIATRA

«Il primo ostacolo da rimuovere è la vergogna»

TERESA BRUNO, psicologa, psicoterapeuta, si occuperà del recupero della ragazza.

Responsabile dell’unità di lavoro dell’associazione «Artemisia», aiuta le donne vittime di stupri. Il primo ostacolo da rimuovere, dice, è la vergogna, il timore di impazzire. «Fanno una grande fatica a chiedere aiuto: quando l’episodio è richiamato alla mente è come se fossero ancora lì. Per qjesto la percentuale del sommerso è elevata. Invece, è fondamentale che ne

parlino». Il ritorno alla normalità è difficilissimo: «Chi subisce un trauma del genere cade in un profondo senso di sfiducia e di tradimento».

 

di Giovanni Spino

 

L’AVVOCATO

«Attirata in trappola, le avevano detto di avere un regalo»

«MI AVEVANO detto che c’era un regalo per me».

Dunque, una trappola. Premeditata. La frase, che getta un’ombra ancor più oscura sullo stupro di gruppo avvenuto a Firenze la notte scorsa, è riportata dal legale della 22enne violentata, l’avvocato Lisa Panini. Che scuote la testa: «E’ una brutta storia. E’ giovane lei e sono giovani loro. Brutto davvero».

E’ stata una trappola?

«Non so ancora cosa verrà fuori e non sono propensa a dare dettagli. Certo è che la ragazza conosceva bene uno del gruppo, quello che avrebbe organizzato tutto, il regista. Un secondo ragazzo lo aveva conosciuto tramile il primo e gli altri non sapeva chi fossero. L’hanno fatta bere e poi è successo quel che è successo. Non credo sia stata una cosa improvvisata sul momento».

Perché si ora incontrata con quei ragazzi?

«L’aveva chiamata uno di loro, le aveva detto di passare dalla Fortezza dove c’erano altri amici e dove c’era un regalo per lei».

Che regalo?

«Lei aveva girato un film, un cortometraggio, col suo amico-regista. Pensava che le volesse dare i soldi che le spettavano».

L’hanno stordita con l’alcol?

«Le hanno offerto cocktail a ripetizione fino alla chiusura del bar. L’hanno stuprata dopo averla fatta bere tanto da ridurla in condizioni tali da non poter reagire».

Coma sta ora?

«E’ frastornata e impaurita sia per quello che le è successo sia per quello che l’aspetta».

Ci sono testimoni?

«Che io sappia, nessuno si è accorto di nulla. Poi, chissà se qualcuno si farà avanti. Certo è che loro avevano paura di essere visti. A un certo punto la ragazza ha sentito uno di loro dire chiaramente ‘qui non possiamo stare, è pericoloso’. Era il momento prima che la buttassero in macchina. Erano le tre di notte, non ci passa il mondo da quelle parti e se anche ci passa, non vede molto. Quella notte può aver visto un gruppo di maschi attorno a una macchina: chi si ferma per dire qualcosa?».

Di tutt’altro tenore la replica della difesa di Lorenzo Lepori. L’avvocato Claudio Casciano, ha solo certezze: «Non c’è stato alcuno stupro. Erano tutti ubriachi: è stato solo un gioco erotico,

stupido ma non violento. Dovremmo essere in grado di dimostrare che quella sera la ragazza è salita sull’auto senza che nessuno la forzasse. Sapeva cosa stava facendo. E’ tornata a casa da sola, in bici. I ragazzi non si aspettavano davvero di essere denunciati».

 

di Gigi Paoli

 

La LETTERA di Mancini

Cari giovani del branco

NON CÈ espressione adeguata che possa tradurre il disprezzo verso chi abusa di una donna. Avete prodotto una realtà che è andata oltre la trama di un incubo. Avete fabbricato un film splatter che nessuna dissolvenza potrà cancellare, attraverso una ferocia non solo fisica. La giovane vittima rischia di non tornare la donna che era. Gli psicoterapeuti sostengono che la violenza sessuale costituisce un danno permanente per chi la subisce. Magari non siete gli epigoni di una gioventù bruciata, ma avete incendiato la rabbia di una città che ha scoperto l’orrore. Attenti a non trasformare l’alcol e la droga in un alibi che copra le responsabilità morali delta società, della famiglia e della scuola. Che vi hanno fatto guardare la vita come un film splatter.


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