Costretta a licenziarsi per gelosia

Costretta a licenziarsi per gelosia

 

L’inferno di una ex vigilessa protetta in una residenza segreta dopo la fuga dal suo aguzzino

L’uomo, catanese disonni le proibiva anche di telefonare alla famiglia e di uscire di casa

PISTOIA. L’incontro, l’amore, la convivenza. Un rapporto apparentemente destinato a sfidare il tempo, come tanti. Ma per lei, agente della polizia municipale non ancora quarantenne, quella storia d’amore si è trasformata pian piano in un inferno. Prima il divieto di telefonare agli amici, poi quello di uscire di casa. Fino all’imposi zione di dimettersi dal lavoro. E poi le botte, le minacce, le calunnie, le violenze sessuali. E’ passato un anno prima che la donna trovasse la forza di fuggire da quell’incubo. Adesso lei si trova in una residenza protetta della polizia, per il suo compagno-aguzzino sono scattate le manette.

Ad emettere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’uomo è stato il gip della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Giuseppe Vitale, 38 anni, catanese residente a Montecatini, è accusato di minacce aggravate, estorsione, violenza privata, violenza sessuale e calunnia. L’inchiesta, condotta dalla squadra mobile della questura e coordinata dal sostituto procuratore di Pistoia Ornela Galeotti, è passata poi nele sue fasi finali alla Dda fiorentina a testimonianza della rilevanza attribuita dagli inquirenti ai reati ravvisati, che, seppur maturati in ambito familiare, sono stati considerati di estrema gravità.

La convivenza tra i due protagonisti dell’agghiacciante vicenda ha avuto inizio circa due anni fa, in un appartamento di Montecatini. Una volta presa la decisione di andare a vivere insieme, la gelosia dell’uomo ha preso il sopravvento, facendosi sempre più opprimente, fino a sfociare nella patologia e nella violenza. La donna, dapprima sottoposta a continui interrogatori sui propri spostamenti e impegni, è stata via via costretta a interrompere ogni relazione sociale: divieto di telefonare agli amici e ai familiari, divieto di uscire di casa e, alla fine, divieto anche di andare a lavorare. Fino al punto che è stata costretta a icenziarsi. Ormai sprofondata in un baratro di sudditanza psicologica e di depressione, ha dovuto scrivere la lettera di dimissione che, il compagno stesso, l’ha poi accompagnata a presentare al comando dei vigili della città termale.

Una vita d’inferno, accompagnata da scenate di gelosia infarcite da ripetute percosse e minacce. Ed anche richieste di denaro. E a volte, con la violenza, la donna veniva costretta ad avere, nonostante tutto, rapporti sessuali. La gelosia di Vitale è sfociata via via in comportamenti sempre più al limite dell’assurdo. Come quando ha tappezzato la zona in cui la coppia abitava di manifesti con la foto della compagna e sotto una serie di irripetibili ingiurie riguardanti i suoi presunti peccati d’infedeltà. O come quando, sostenendo che lei lo aveva tradito con un conoscente e che doveva dargli una prova d’amore, aveva costretto la donna ad andare dalla moglie dell’uomo per confessare un rapporto che in realtà non era mai avvenuto: così che anche lo sventurato potesse provare quel dolore che lui aveva dovuto subire.

Insomma, l’inferno è andato avanti per circa un anno. Fino a quando l’ex vigilessa ha trovato in qualche modo la forza di ribellarsi, di scappare. Ha cercato rifugio dai genitori che, nonostante siano stati pesantemente minacciati dall’uomo, hanno continuato a nasconderla. E alla fine, sempre più impauriti, hanno deciso ai rivolgersi alla polizia, nonostante il timore che una storia talmente assurda nessuno mai l’avrebbe creduta vera.

E’ stata la squadra mobile della questura di Pistoia ad assumersi il compito di indagare sulla vicenda. Il dirigente, Paolo Guiso, ha affidato il compito alla sezione specializzata in reati commessi in ambito familiare e sui minori, guidata dall’ispettore Severina Romano. E pian piano sono emerse tutte le conferme necessarie.

Nel frattempo la donna è stata trasferita in una residenza protetta, per metterla al sicuro delle violenze dell’ex convivente. Ma nonostante questo l’uomo non si è dato per vinto. Anzi. Da una parte ha assunto un investigatore privato per cercare di rintracciarla (andando di persona a controllare tutte le residenze protette di cui lui era a conoscenza), dall’altra ha iniziato una campagna calunniatoria nei suoi confronti, presentando, in varie parti d’Italia, denunce in cui accusava la donna di aver commesso vari reati, dal furto alla corruzione. Per gettare ancora più fango su di lei.

Un comportamento di una gravità e di una pericolosità non comune, che ha portato alla trasmissione del fascicolo dell’inchiesta dalla procura di Pistoia a quella della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Di fronte agli elementi probatori raccolti dagli inquirenti, il gip ha emesso l’altro giorno un’ordinanza di custoia cautelare in carcere nei confronti di Vitale.

I reati ipotizzati dalla procura sono quelli di minaccia aggravata da vantate conoscenze in ambito mafioso (nei confronti della donna e dei suoi familiari); di estorsione, per le richieste di denaro; di violenza privata; di calunnia, per le denunce presentate contro di lei; di violenza sessuale, per i rapporti che l’aveva costretta a subire contro la sua volontà.

 

di Massimo Donati

 


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