Condannato ad otto anni di carcere lo “zio” orco

Condannato ad otto anni di carcere lo “zio” orco

 

Condannato a otto anni di carcere lo «zio» orco

La piccola vittima trovò il coraggio di raccontare le violenze alle insegnanti delle medie

NESSUNA ATTENUANTE se non la scelta del rito abbreviato.

Ieri pomeriggio il giudice Patrizia Martucci ha pronunciato una pesante condanna nei confronti di un uomo che per quasi sette anni ha abusato di unabambina, sua nipote acquisita: otto anni di reclusione e il pagamento di una elevata provvisionale immediata, ottantamila euro.

Una sentenza accolta con soddisfazione dal legale di parte civile, l’avvocato Francesca Barontini che rappresentava la vittima e la sua famiglia, il babbo, la mamma e la sorella. Per loro, il giudice ha disposto il risarcimento di Smila euro a testa.

Le indagini su questo ennesimo dramma dell’infanzia erano state svolte dai poliziotti dell’ufficio minori della squadra mobile della questura di Pistoia che hanno inchiodato, in questi anni, diversi pedofili. A dirigerli il sostituto procuratore della Repubblica Claudio Curreli che aveva chiesto, per l’imputato, un operaio oggi sessantenne, la condanna a otto anni di reclusione. Richiesta pienamente accolta dal giudice Marruca.

Questa storia agghiacciante era emersa circa due anni fa quando la bambina, che vive in un paese della provincia, aveva trovato il coraggio di confidarsi e lo aveva fatto con le insegnanti delle scuole medie. Le docenti si erano subito messe in contatto con le autorità e la denuncia era partita d’ufficio. Gli abusi erano cominciati quando la piccola aveva appena cinque anni e si erano protratti fino a quando ne aveva quasi dodici.

Lo «zio» aveva la possibilità di avvicinarla perchè la sua famiglia e quella della bimba abitavano vicinissime. Nessuno si era accorto di nulla e lei era rimasta chiusa nel suo silenzio e nella sua sofferenza.

La Procura, all’esito della prima fase di indagine, ha disposto l’incidente probatorio, ulteriori accertamenti e poi il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. L’imputato ha scelto di essere processato con la formula del rito abbreviato.

Tutta la famiglia della bimba, è stata solidale con lei, anche attraverso la costituzione di parte civile. E’ slato un sollievo per loro – come ha rilevato l’avvocato Francesca Barontini – che la bimba sia stata ritenuta credibile».

 

di Lucia Agati


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