“Beatrice una di noi”: le donne aspetteranno la sentenza in piazza

“Beatrice una di noi”: le donne aspetteranno la sentenza in piazza

 

Sit-in per Beatrice, massacrata dall’ex

Mobilitazione delle associazioni antiviolenza per il giorno della sentenza in tribunale

C’È UN MOVIMENTO febbrile di solidarietà e di impegno che si sta organizzando perchè la data del 7 novembre prossimo, quando, probabilmente, sarà pronunciata la sentenza sul barbaro omicidio di Beatrice Ballerini, massacrata di botte e strangolata dall’ex marito Massimo Parlanti, reo confesso, sia il modo per dire basta al femminicidio.

«Beatrice Ballerini, una di noi»: è questo lo slogan che per le donne del Centro Antiviolenza Liberetutte e della Rete13Febbraio di Pistoia, sintetizza, meglio di ogni altro, il messaggio fondamentale del presidio che si terrà in piazza del Duomo, a Pistoia, dalle 10 in poi, mentre, in tribunale, sarà discusso il processo abbreviato per la tragedia del 13 dicembre scorso, alla Nievole. «Saremo in piazza — scrivono le due associazioni — per portare il nostro affetto ai familiari di Beatrice e per dimostrare che è finito il tempo delle donne violentate e uccise nel silenzio generale. Saremo in piazza per ribadire che queste morti non sono solo dolori privati, ma fatti gravissimi che riguardano la collettività, che rappresentano l’esito estremo del rifiuto di certi individui — lontani dall’essere uomini veri — di accettare la nuova libertà femminile».

NEI MESI SCORSI, a Margine Coperta le amiche e le colleghe di Beatrice si incontrarono con gli operatori del Centro Antiviolenza. «Abbiamo parlato di Beatrice — ci ha spiegato Giovanna Sottosanti, presidente dell’associazione 365giornialfemminile, da cui il Centro ha preso vita — e sono state date le informazioni sulla nostra attività. Quella sera, con nostra grande commozione, le amiche e le colleghe di Beatrice vollero fare una donazione a suo nome. Ogni anno cercheremo di promuovere un’iniziativa dedicata a lei e per il nuovo anno ci sarà un convegno intitolato a lei. Ci si consola con la memoria — conclude Giovanna — ma queste cose non devono più succedere».

Contemporaneamente, tenendosi in contatto con Lorenzo Ballerini, fratello di Beatrice, parte civile al processo con i genitori e i bambini di lei, le donne di «Se non ora quando Firenze» hanno promosso l’iniziativa attraverso Facebook. Lorenzo, che ha aperto un blog per mantenere viva la memoria di «Cice”»ha accolto con piacere l’iniziativa. «II contatto con Se non ora quando e con Liberetutte di Montecatini — racconta Lorenzo — è nato la scorsa primavera con l’obiettivo di fare qualcosa e soprattutto perchè le famiglie delle vittime del femminicidio non restino sole nelle fasi processuali.

Ho riletto in questi giorni le carte che ho a disposizione e la mia opinione sul fatto è chiara e netta. Al di là del delitto di Beatrice dobbiamo monitorare questo problema: capire cosa succede, perchè succede e come si può evitare. In Italia deve esserci la conoscenza più ampia possibile di questo triste fenomeno». La famiglia Ballerini e l’imputato Massimo Parlanti si incontreranno nuovamente e non sarà un momento facile. Parlanti durante i primi mesi di carcere provò a scrivere una lettera a una delle maestre dei figli. Altre due lettere le ha inviate agli amici d’infanzia. «Non ci stupiamo più di tanto — conclude Lorenzo — dei suoi atteggiamenti. Attendiamo fiduciosi il 7 novembre».

 

di Lucia Agati e Maria Serena Quercioli 


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