Aumenta la violenza in Toscana. Pestate, umiliate, offese, ma non tacciono più

Aumenta la violenza in Toscana. Pestate, umiliate, offese, ma non tacciono più

 

Da sei mesi escalation per numero e crudeltà di denunce di percosse e soprusi

Le terribili testimonianze delle vittime raccolte dal centro di assistenza di Pistoia

Mentre è costretta a orinare in un secchio davanti al marito pensa che non si potrà spingere oltre. Mentre il marito Ie butta addosso l’urina, decide che non gli consentirà di spingersi oltre. Perché non c’è nulla di sbagliato nel rispondere al proprio compagno. Lo pensa anche la donna, incinta di due gemelli, costretta, al sesto mese di gravidanza, a rifugiarsi sul tetto di casa, per sfuggire al marito che la insegue con un ferro da stiro. Le ha già rotto un timpano, non gli vuole consentire anche di procurarle un aborto. Riesce a chiamare i carabinieri, il centro anti-violenza “Aiuto donna” (uno dei cinque aperti in Toscana, che dal 2006 ha in carico 384 casi) e a farsi accompagnare in ospedale dove prima di un’ecografia viene sottoposta a una visita psichiatrica.

Una disattenzione. forse, in una regione che pure, nella difesa delle donne, vanta alcuni primati, come quello di essere la seconda regione in Italia per numero di denunce (dopo l’Emilia) per i reali di violenza e di stalking. Eppure né la Toscana, né la provincia di Pistoia – dove la rete di servizi per prevenire i reati contro le donne è più forte che altrove – sono immuni dal femminicidio. Basta guardare agli episodi delle ultime settimane: la 34enne tunisina aggredita con una mannaia dal marito; l’assassinio di Beatrice Ballerini (la bancaria strangolala a Nievole dal marito separato), l’uccisione a Ruzzano di Loredana Boscani da parte del fratello residente a Monsummano.

L’aumento della violenza. Gli omicidi però, sono il momento più tragico di episodi di violenza, fisica e psicologica spesso protratta nel tempo. Che «negli ultini sei mesi – spiegano gli esperti del centro comunale antivioenza – nella nostra provincia sono cresciuti per numero e per crudeltà. Per quanto nulla possa giustiftcarli». Nonostante quello che sostiene il sacerdote di Lerici, accusa I’assessore comunale alle pari opportunità Ginevra Lombardi.

Poco si giustificano pure gli sconti di pena che – confermano le forze dell’ordine – spesso vengono riconosciuti «per gli omicidi delle donne, anche in Toscana. Di solito l’accusa chiede l’ergastolo (30 anni). La difesa reclama le attenuanti generiche che vengono quasi sempre accordate. Così la pena scende a 24 anni; considerando che per questi reati si ricorre al rito abreviato che dà diritto a uno sconto di un terzo della pena, si arriva a 16 anni. Se poi ci si mete un pò di buona condotta, dopo aver scontato 8/9 anni, si può già godere di permessi speciali o di un regime di semilibertà». Non a caso, per l’omicidio di Raimonda Zefi, residente a Massarosa, l’anno scorso il marito è stato condannato (con il rito abbreviato) a 18 anni. E’ anche la possibilità di poter contare su pene relativamente miti che fa lievitare gli omicidi delle donne, oltre 107 in Italia dall’inizio dell’anno.

Niente sesso, niente cibo. Un giorno squilla il telefono di “Aiuto donna”. Parla una moglie disperata. Il marito le nega il cibo. Fosse per sé non gliene importerbbe. E’ che non fa mangiare neppure i figli, da quando gli nega il sesso. Allora una sera si decide ad andare a letto con lui. La mattina quando si sveglia, sul comodino trova i soldi per la spesa, «Quello – racconta la donna al centro anti-violenza – è stato l’episodio peggiore di tutte le violenze subite. Si è sentita una prostituta: venduta al marito per cibo, per sé e soprattutto per i figli».

Il caso, però, non è isolato. «Violenze sessuali non riconosciute perché usate nei confronti delle mogli e ricatti economici – proseguono i funzionari dell’ufficio pari opportunità del Comune – sono frequentatissimi. Ci sono uomini che pretendono dalle mogli gli scontrini per qualunque spesa e se ritengono esistano discrepanze fra quanto speso e quanto acquistato, sfogano la propria violenza. Altri uomini, invece, pretendono dalle mogli la firma su cambiali a garanzia dei propri debiti o dei propri investimenti sbagliati».

Strozzata nel sonno. Le mani del marito intorno al collo. L’aria che manca. Un risveglio improvviso senza respiro. Quando si rivolge ai centro anti-violenza di Pistoia, la donna è spaventata e determinata: «La sua storia – dicono gli esperti di “Aiuto donna” – è incredibile. Già da tempo, la donna dormiva da sola in salotto, sul divano. Una notte si sveglia perché non riusciva a respirare. Il marito le aveva messo le mani attorno alla gola e stava stringendo. La mattina dopo ci ha contattato. Finalmente, dopo una storia di violenze continue, schiaffi, spintoni, piatti rotti. Ma sono molte le donne che per anni dormono con i figli chiuse a chiave in camera».

Picchiata par un profumo. Mentre prende le botte, non pensa a difendersi. Passa in rassegna i possibili motivi. E non ne trova: «Ho pagato le bollette in tempo; la cucina è a posto». A suscitare la rabbia del manto è il profumo. E’ convinto che sia dell’amante della moglie. Invece è un regalo delle colleghe d’ufficio. Neppure una domanda sulla provenienza, subito le botte. E alla fine, scatta la denuncia. Un moto di ribellione. Per evitare di dover piantare un nuovo fiore nel Giardino delle rose voluto dal Comune dentro la biblioteca pubblica, la più grande della Toscana. E ora anche quella con 105 steli, uno per ogni donna uccisa dall’inizio dell’anno.

 

Gli uomini pericolosi allontanati da casa

A Pistoia già 50 provvedimenti del giudice. Emessi dal questore diversi ammonimenti agli stalker

PISTOIA – Gli ordini di allontanamento per i mariti violenti nel 2012 sono stati una cinquantina negli 11 comuni del circondario pistoiese. E decine sono stati gli ammonimenti del questore di Pistoia (Maurizio Manzo) ai molestatori, che non si rassegnano a essere respinti o lasciati. La sinergia fra enti pubblici e forze dell’ordine nel contrasto alla violenza sulle donne nella provincia di Pistoia sembra dare risultati migliori che in altre zone della Toscana. Merito di una rete nella quale il privato sociale si salda al pubblico.

Allontanamenti. Nell’ultimo anno, gli ordini di allontanamento di uomini violenti dall’abitazione o dai luoghi frequentati dalla moglie e figli sono aumentati. Si tratta di provvedimenu emessi

dal giudice delle udienze preliminari quando chi indaga su una denuncia presentata da una donna evidenzi gravi indizi di colpevolezza. Si tratta di un provvedimento meno invasivo degli arresti domiciliari o del carcere, ma se non viene rispettato, la misura cautelare dell’allontanamento (o del divieto di avvicinamento a un certo luogo) può essere aggravato. Certo è che questo provvedimento, che in altre zone si rivela poco efficace. In provincia di Pistoia si rivela un buon deterrente: «Probabilmente – spiegano dal Comune – riusciamo a ottenere risultati importanti grazie alla collaborazione stretta fra enti e forze dell’ordine che consente di presentare sempre denunce circostanziate».

Ammonimenti. Quando una donna è vittima di uno stalker, prima di presentare una denuncia formale, può chiedere al questore di emettere un ammonimento. Nell’ultimo anno il numero di ammonimenti notificati (dopo le dovute verifiche) ai molestatori di donne nel pistoiese sono cresciuti. «L’importanza di questi atti – spiega Antonio Fusco, segretario dell’Associazione nazionale dei funzionari di polizia – consiste nel fatto che il soggetto ammonito dal questore a non molestare piti la donna diventa, poi, perseguibile d’ufficio per il reato di stalking. Non c’è piò bisogno che la persona perseguitala presenti una denuncia per procedere contro di lui. Inoltre, in caso di condanna, la pena eventuale viene aumentata perché costituisce un’aggravante».

 

di Ilaria Bonuccelli

 


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