Stupri: condannata una violenza su cento

Stupri: condannata una violenza su cento

 

II ddl che inasprisce le pene è fermo in Parlamento.

Prodi: «Per vincere la battaglia serve una coscienza collettiva»

ROMA – Stupri e violenze fisiche sulle donne fanno più vittime degli incidenti stradali. Fanno più vittime anche del cancro. Nel corso della loro vita quasi 7 milioni di italiane, il 32 per cento, sono state violentate o prese a botte, calci, pugni. E non meno di 12 milioni hanno subito torture psicologiche e molestie, compreso lo stalking, quei comportamenti persecutori, telefonate, minacce, pedinamenti, che a volte durano anni. Eppure, soltanto l’1 per cento degli aguzzini viene alla fine condannato. Anche perché solo il 7 per cento delle donne denuncia le violenze subite.

«È un dramma sociale e culturale che va affrontato senza indugi», ha detto ieri la ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini in vista della giornata internazionale contro la violenza alle donne, il 25 novembre, che in Italia sarà preceduta sabato 24 da una manifestazione a Roma. Il ddl che inasprisce le pene, incoraggia le donne a denunciare, attua forme di prevenzione, estende la certezza della pena, presentato dal governo all’inizio del 2007, è ancora fermo in Parlamento. Ma la presenza di Romano Prodi ieri ali assemblea aperta, mirante la quale Pollastrini ha firmato un decreto che istituisce il Forum permanente, fa ben sperare. «Per vincere la battaglia – ha osservato il presidente del Consiglio – serve una coscienza collettiva, altrimenti la si perde».

In Finanziaria ci sono 20 milioni di euro da spendere, anche per varare un Piano nazionale e istituire un Osservatorio. Negli ultimi 12 mesi ci sono stati un milione e 150 mila nuovi casi di violenze e 62 donne sono state uccise. Venti milioni in tre anni non sono molti ma la ministra spera di rafforzare i centri antiviolenza e convincere più donne a chiedere aiuto. Sono anche state stralciate le norme sullo staiking e, assicura il presidente della commissione Giustizia della Camera Pino Pisicchio, saranno approvate entro fine anno: «Cera un vuoto da colmare nel codice penale. I comportamenti persecutori non possono restare impuniti, spesso sono l’anticamera della violenza vera e propria».

Violenze e percosse avvengono quasi sempre dentro casa. Succede 7 volte su dieci. Sono mariti, conviventi, fidanzati, ex. Un 17 per cento è opera di conoscenti, amici, parenti. La violenza si ripete nel 67,4 per cento dei casi. Ma le donne ancora non reagiscono come dovrebbero. Solo 2 su dieci pensano che le botte prese dal marito o il rapporto sessuale forzato siano reato. Gli stupratori sconosciuti sono solo il 6 per cento.

«Lo stereotipo dello straniero che assalta una donna per strada non corrisponde alla realtà», spiega la ricercatrice dell’Istat Landa Laura Sabbadini. Tant’è che le donne più a rischio sono quelle separate e divorziate.

 

di Mariolina Iossa

 

L’educazione oltre la legge

In media, ogni 4 giorni una donna muore in Spagna per mano dell’uomo che ha sposato, o con cui ha convissuto. L’anno non è ancora finito, ma il bilancio provvisorio ha già superato quello definitivo dell’anno scorso: 69 vittime contro 68. Il rimedio, la «Legge organica sulle misure di protezione contro la violenza sulle donne», entrata in vigore il 28 gennaio del 2005, aveva fatto ben sperare: alla fine dello stesso anno, erano morte dieci donne in meno rispetto al 2004; 62, invece di 72. Le denunce erano passate da 57 mila a 59 mila. Duemila donne in più avevano trovato il coraggio di dire basta. Tremila vivevano sotto protezione. Venti tribunali si occupavano esclusivamente di quel tipo di reato, ma e stata soltanto una parentesi: la legge non funziona come deterrente. Chi alza le mani o afferra un coltello non riflette sulle conseguenze come può farlo chi firma una dichiarazione dei redditi fasulla o pianifica una rapina in banca. L’uxoricidio è, di solito, l’ultimo atto di una serie di soprusi e maltrattamenti sistematici che una giustizia efficiente può incoraggiare a rivelare, ma che soltanto l’educazione e la prevenzione possono sradicare. Tra molto tempo.

 

di Elisabetta Rosaspina


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