Liberetutte: un rifugio per le donne

Liberetutte: un rifugio per le donne

 

In Valdinievole in sei anni i casi di violenza domestica sono raddoppiati

«IO A CASA non ci torno più».

E’ cominciata con questa consapevolezza la scalata verso la libertà di una donna albanese di 30 anni, che ha deciso di dire basta alle continue sevizie del marito. Una storia di lucido coraggio raccontata durante il convegno organizzato a Monsummano dalla polizia municipale insieme al centro antiviolenza «Liberetutte» di Montecaitni, e resa ancora più attuale oggi, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

DOPO un matrimonio combinato in Albania, Alina (nome d’invenzione) si dovette trasferire nel nord Italia. Dal marito ha subito anni di violenze di ogni tipo, psicologiche, fisiche, economiche, fino alle minacce con una pistola alla testa. Tutto questo è andato avanti per anni finché a un certo punto il dolore ha potuto più del pudore, e ha deciso di scappare.

Fu così che circa quattro anni fa, attraverso una catena di Sant’Antonio di conoscenze, parentele e solidarietà, la donna si trovò a bussare alla porta del centro antiviolenza di Montecatini, «Liberetutte». Alina era incinta quando chiese riparo all’associazione «365giorrualfemminile» che gestisce il centro, uno dei pochissimi in Italia dotato di case rifugio nascoste.

Malgrado i problemi legati ai mancati contributi pubblici per sostenere perfino un caso disperato come questo, fu ugualmente accolta.

ALINA È RIMASTA all’associazione di Montecatini oltre due anni e ci sono voluti più di otto mesi e il forte impegno del loro avvocato, testimoniano i responsabili del centro antiviolenza, perché i servizi sociali si prendessero cura della donna con la sua bambina.

Adesso Alina e sua figlia stanno bene e sono sane e salve. «Questi sono i casi – ha detto Giovanna Sottosanti, responsabile del centro antiviolenza – che malgrado le infinite difficoltà economiche e burocratiche, danno la spinta ad andare avanti e a credere in quel che tacciamo. Purtroppo ad oggi, con i tagli al sociale, non è possibile finanziare la tutela di queste donne che sono così costrette a restare nelle proprie case a subire violenza. Quello che ci preoccupa di più adesso è sapere che fine hanno fatto le donne che non abbiamo potuto accogliere e se sono sempre vive. Soltanto in Valdinievole negli ultimi sei anni, i casi di violenza domestica sono più che raddoppiati».

«Liberetutte» è passata dalle 26 donne assistite nel 2004 a 55 nel 2010 per un totale di 301. Le case rifugio hanno ospitato 70 madri e 79 bambini provenienti da tutta Italia.

 

di Arianna Fisicaro


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